Salvini e “sequestro di persona” – nemmeno la fattispecie sussiste

Riguardo il pro­ces­so all’ex mini­stro dell’Interno Matteo Salvini per “seque­stro di per­so­na” che sta per comin­cia­re, mol­ti com­men­ta­to­ri han­no mes­so l’accento sul pun­to che una even­tua­le pri­va­zio­ne del­la liber­tà dei clan­de­sti­ni a bor­do del­le navi Diciotti e Gregoretti dove­va esse­re ille­git­ti­ma per per­met­te­re di dare legal­men­te tor­to all’allora ministro.

Ma se si guar­das­se bene quel­lo che in sen­so pro­prio è acca­du­to su que­ste due navi, si vedreb­be che Salvini, secon­do le rego­le impe­ra­ti­ve del­la logi­ca, da cui deri­va­no quel­le giu­ri­di­che, non ha pri­va­to nes­su­no del­la pro­pria liber­tà personale.

1. Se i clan­de­sti­ni fos­se­ro arri­va­ti dal­la Francia al con­fi­ne ita­lia­no e respin­ti dagli Alpini che ormai da anni vi con­trol­la­no l’ingresso, il caso sareb­be sta­to chia­ro: Sarebbero sta­ti libe­ri di sta­re li o tor­na­re indie­tro, gli era uni­ca­men­te impe­di­to di entra­re in Italia.

2. Al con­fi­ne dell’Ungheria, con per esem­pio la Serbia, ci sono cen­tri per pro­ces­sa­re le richie­ste d’asilo: sem­pre aper­ti ver­so la Serbia ma chiu­si ver­so l’Ungheria. Le per­so­ne che vivo­no in que­sti cen­tri sono sem­pre libe­re di andar­se­ne, gli è solo impe­di­to l’ingresso in Ungheria.

3. I clan­de­sti­ni sul­le navi del­la guar­dia costie­ra ita­lia­na era­no ugual­men­te, in ogni sin­go­lo secon­do, per­fet­ta­men­te libe­ri di sali­re su un’altra nave o bar­ca e tor­na­re in Africa. Nessuno gli avreb­be impe­di­to di far­lo. Se loro stes­si non ave­va­no più i sol­di, dopo aver già spe­so miglia­ia di Euro per “l’andata”, per noleg­giar­ne una, non era cer­to “col­pa di Salvini” ma di loro stes­si che si era­no mes­si volon­ta­ria­men­te in esat­ta­men­te que­sta situa­zio­ne. Solo esse­ri uma­ni pos­so­no ave­re dei dirit­ti. Ed esse­ri uma­ni sono defi­ni­ti da, e sono sostan­zial­men­te nient’altro che, la capa­ci­tà di con­sa­pe­vol­men­te pren­de­re i pro­pri deci­sio­ni e di poi pren­der­se­ne la respon­sa­bi­li­tà. Per avan­za­re la tesi che i clan­de­sti­ni sia­no sta­ti pri­va­ti del­la loro liber­tà per­so­na­le, biso­gne­reb­be rite­ne­re che que­sta “liber­tà” com­pren­da l’ingresso in qual­sia­si pae­se a pre­scin­de­re da qual­sia­si leg­ge, una cosa asso­lu­ta­men­te assur­da. Quindi: Già la fat­ti­spe­cie di seque­stro di per­so­na non sus­si­ste. La que­stio­ne del­la “legit­ti­mi­tà” o meno del­la deci­sio­ne dell’allora mini­stro Salvini non vi si pone neanche.

Dai com­men­ta­to­ri “pro­fes­sio­ni­sti” que­sto non l’abbiamo let­to o sen­ti­to da nes­su­na par­te, solo un let­to­re del “gior­na­le” in un com­men­to ha scrit­to quel­lo che, dal pun­to di vista del­la logi­ca, rite­nia­mo già dall’inizio, si tro­va qui: “….E anche ci fos­se­ro don­ne e bam­bi­ni, nes­su­no li tie­ne in ostag­gio, sono LIBERISSIMI di andar dove gli pare, uni­ca cosa non in Italia.”

Se si voles­se par­la­re di rea­to in casi come quel­lo che “coin­vol­ge” l’ex mini­stro Salvini, biso­gne­reb­be met­te­re in chia­ro che secon­do logi­ca e leg­ge (quest’ultima ovvia­men­te inter­pre­ta­ta ed appli­ca­ta non in modo arbi­tra­rio-emo­ti­vo ma logi­co) il rea­to è uno solo, com­mes­so dai clan­de­sti­ni e dai loro com­pli­ci: la coer­ci­zio­ne ai dan­ni del­lo Stato ita­lia­no. Prendere il lar­go con l’intento di entra­re in un altro pae­se sen­za per­mes­so, cioè di inva­der­lo, attra­ver­so un pro­vo­ca­to e spes­so solo pre­sun­to “nau­fra­gio” che, essen­do volu­to dall’inizio, per defi­ni­zio­ne nau­fra­gio non è, ma sem­pre ne ha l’aspetto super­fi­cia­le in modo che le auto­ri­tà si sen­to­no costret­te ad inter­ve­ni­re, è coer­ci­zio­ne per eccellenza.

Per chi non ci cre­des­se: Il “nau­fra­gio” inten­zio­na­le è per­fet­ta­men­te para­go­na­bi­le ad una minac­cia di con­sa­pe­vol­men­te cau­sa­re la pro­pria mor­te, cioè di sui­ci­dio; ed è di più in quan­to la minac­cia non è solo espres­sa in paro­le ma è spes­so già par­zial­men­te mes­sa in atto, cau­san­do con­di­zio­ni che pos­so­no cau­sa­re la mor­te in assen­za di un inter­ven­to. E la cor­te di cas­sa­zio­ne tede­sca ha espres­sa­men­te rite­nu­to che una tale minac­cia non solo non costrin­ge altri ad inter­ve­ni­re, ma può costi­tui­re, all’incontrario, il rea­to di coer­ci­zio­ne.1

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  1. BGH, Neue Zeitschrift für Strafrecht (NStZ) 1982, 286.[]
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